Fabrizio d’Alba ospite di Future in Healthcare: “Serve una leadership capace di guidare il cambiamento culturale”

Il presidente di Federsanità Fabrizio d’Alba, ospite di Future in Healthcare, traccia le sfide per la classe manageriale del SSN: servono nuove competenze, più attenzione alle soft skill e una formazione continua per governare trasformazione digitale e intelligenza artificiale

La sanità pubblica italiana si trova in una fase di profonda trasformazione, sospinta dalla digitalizzazione, dall’evoluzione organizzativa e dall’introduzione dell’intelligenza artificiale. In questo scenario, il ruolo della classe manageriale diventa sempre più centrale, ma anche più complesso. Non bastano più competenze amministrative tradizionali: servono nuove capacità, una visione diversa della leadership e un investimento deciso sulla formazione.

È questo il quadro tracciato da Fabrizio d’Alba, presidente di Federsanità, intervenuto a Future in Healthcare, che ha posto l’accento su come il management sanitario sia chiamato a ripensarsi radicalmente per affrontare le sfide attuali e future.

Dalla gestione amministrativa alla guida del cambiamento
Il Servizio sanitario nazionale, sin dalla sua nascita, ha attraversato diverse fasi evolutive che hanno richiesto un continuo adattamento della classe dirigente. Oggi, però, il salto richiesto è ancora più significativo.

I manager non sono più semplici amministratori, ma devono guidare organizzazioni “in costante cambiamento”, mantenendo al contempo il presidio delle regole e della governance pubblica. Questo implica una duplice competenza: da un lato la conoscenza della macchina amministrativa, dall’altro la capacità di accompagnare un cambiamento che è soprattutto culturale.

Non si tratta infatti solo di riorganizzare strutture, ma di coinvolgere i professionisti sanitari, renderli partecipi e consapevoli della trasformazione, fino a farli diventare protagonisti attivi del cambiamento, con l’obiettivo finale di migliorare la risposta ai bisogni dei pazienti.

Soft skill decisive: leadership, comunicazione e gestione dei team
Se le competenze tecniche restano un prerequisito, oggi non sono più sufficienti. La vera differenza la fanno le soft skill. Secondo d’Alba, il manager sanitario deve evolvere verso una leadership moderna, non autoritaria ma autorevole, capace di motivare e coinvolgere. Le organizzazioni sanitarie, infatti, sono realtà ad alto contenuto professionale, in cui il valore è rappresentato dalle persone.

In questo contesto, diventano fondamentali la capacità di gestire gruppi di lavoro complessi, spesso composti da professionalità diverse, e di organizzare in modo efficace il proprio tempo e quello dell’organizzazione. A ciò si aggiunge una competenza trasversale che d’Alba considera decisiva: la comunicazione.

Comunicare, oggi, non significa soltanto trasmettere informazioni, ma costruire relazioni solide con una pluralità di interlocutori: dalle istituzioni ai professionisti sanitari, dal terzo settore ai cittadini, fino agli organi di informazione. È proprio attorno a questa funzione che si gioca una parte rilevante della capacità del sistema sanitario di rispondere ai nuovi obiettivi. Per questo, un modello gestionale chiuso e basato su relazioni unidirezionali non è più adeguato alla complessità attuale.

L’impatto dell’intelligenza artificiale sul management
Un altro elemento destinato a ridefinire il ruolo dei manager è l’intelligenza artificiale. Se oggi il dibattito si concentra soprattutto sull’impatto clinico e diagnostico, d’Alba evidenzia come questi strumenti influenzeranno profondamente anche il governo delle organizzazioni. Alcune funzioni tradizionali del management, come programmazione, controllo e organizzazione, potranno essere in parte automatizzate.

Il valore aggiunto del manager, quindi, si sposterà sempre più sulla capacità di gestire le persone, motivare i team e accompagnare il cambiamento. Una prospettiva che richiama una visione più “umanistica” del management sanitario, centrata sul benessere organizzativo e sull’engagement dei professionisti.

Formazione: criticità e nuove esigenze
In questo scenario, la formazione rappresenta uno snodo cruciale. Oggi esiste una formazione abilitante obbligatoria per accedere ai ruoli manageriali, ma non è più sufficiente. Le nuove sfide richiedono percorsi formativi molto più articolati, capaci di accompagnare lo sviluppo delle competenze necessarie al nuovo contesto.

Diventa quindi indispensabile investire in percorsi che rafforzino le capacità comunicative, che aiutino a gestire in modo efficace gruppi di lavoro e tempi organizzativi, e che permettano di comprendere e utilizzare in modo consapevole le nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale. Non si tratta tanto di acquisire competenze tecniche specialistiche, quanto di sviluppare una capacità critica nell’individuare le potenzialità di questi strumenti e applicarle nei contesti organizzativi.

Una delle principali criticità riguarda però la limitata disponibilità di un’offerta formativa realmente tarata su questi bisogni, a cui si aggiunge la difficoltà, per i manager, di dedicare tempo alla formazione in un contesto lavorativo particolarmente assorbente.

Il ruolo delle associazioni e la “tensione a migliorarsi”
Federsanità punta a svolgere un ruolo attivo in questo percorso, configurandosi come luogo di confronto, riflessione e crescita per i manager della sanità. Le associazioni, secondo d’Alba, non devono essere solo strumenti di rappresentanza, ma spazi in cui sviluppare pensiero e favorire lo scambio di esperienze, contribuendo ad accompagnare la trasformazione della classe dirigente. “Sono luoghi di pensiero, di confronto, in cui ci si trova per arricchirsi”.

Alla base di tutto resta però un elemento culturale: la disponibilità dei professionisti a mettersi in discussione. In un sistema in continuo cambiamento, è fondamentale mantenere una “tensione a migliorarsi”, accettando anche un fisiologico senso di inadeguatezza come stimolo alla crescita.

Verso un nuovo modello di management sanitario
La trasformazione in atto richiede dunque un cambio di paradigma: il manager sanitario del futuro dovrà essere sempre più un leader capace di integrare competenze tecniche, capacità relazionali e visione strategica. Un profilo chiamato non solo a governare processi, ma a interpretare il cambiamento, valorizzare le persone e utilizzare in modo intelligente le nuove tecnologie. Una sfida complessa, ma inevitabile, per garantire la sostenibilità e l’efficacia del Servizio sanitario nazionale nei prossimi anni.