Sanità, d’Alba: “La disinformazione è tra i principali fattori di fragilità dei sistemi sanitari”

“La disinformazione rappresenta oggi uno dei principali fattori di fragilità per i sistemi sanitari, perché alimenta sfiducia e altera la percezione dei rischi reali, con ripercussioni sull’adesione dei cittadini ai percorsi di prevenzione e cura. La gestione del rischio, dunque – è sì uno strumento tecnico, ma prima ancora un processo culturale che coinvolge professionisti, istituzioni e comunità”.

È quanto ha dichiarato il presidente di Federsanità Fabrizio d’Alba intervenendo il 4 marzo a Milano alla presentazione del Rapporto prospettico dedicato ai fattori di rischio per le strutture sanitarie europee entro il 2035, realizzato da Relyens, gruppo mutualistico di riferimento in Europa nei settori dell’assicurazione e della gestione dei rischi in sanità, in occasione del decennale di Relyens Italia.

“Analisi degli eventi avversi, formazione continua e monitoraggio dei processi – ha aggiunto d’Alba – devono diventare pratiche diffuse e aiutarci a distinguere tra allarme e realtà, tra errore sistemico e responsabilità individuale. Sicurezza sanitaria significa anche trasparenza e condivisione: solo così si può ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini”.

In Italia, secondo il rapporto basato su un’indagine Ipsos condotta su 924 dirigenti e professionisti della salute in Italia, Francia, Germania e Spagna, i rischi percepiti come più rilevanti riguardano soprattutto pandemie e minacce sanitarie emergenti e disinformazione, indicati dal 67% degli intervistati, valori più alti rispetto alla media dei principali Paesi europei.

Preoccupano inoltre gli errori medici e la sicurezza del paziente, mentre tra le vulnerabilità strutturali emergono l’invecchiamento della popolazione, la carenza di personale e le diseguaglianze nell’accesso alle cure. Diversamente da altri Paesi europei, invece, l’aumento dei costi sanitari non rientra tra le principali emergenze percepite, anche se rappresenta l’ambito su cui gli operatori italiani si sentono meno preparati.

Nel complesso, l’Italia si considera meno vulnerabile della media europea sul tema della carenza di personale, ma più esposta sul fronte della gestione delle pandemie, dove il 42% degli intervistati dichiara di sentirsi impreparato. Minore, invece, la preoccupazione legata all’impatto delle migrazioni sui sistemi sanitari, rispetto alla media Ue.

Guardando al futuro, gli operatori sanitari italiani appaiono più fiduciosi nel breve periodo rispetto ai colleghi europei, ma esprimono comunque una crescente attenzione alle prospettive del Servizio sanitario nel medio-lungo termine.